PIRATI DEI CARAIBI-STORIA O LEGGENDA

Chi non conosce pirati dei caraibi, penso tutti da hai piu grandi hai piu piccoli, ol film e un film, ma la storia o leggenda cosa ci dice! il primo che scrisse sui pirati nel 1724 fù il capitano Charles Johnson i pirati rappresentavano «le figure più selvagge che la mente possa concepire», scriveva nella sua Storia dei pirati e fu anche il primo a spiegare il significato della bandiera dei pirati come tutti ben conosciamo con il nome di
Jolly Roger,la bandiera nera con il teschio e le ossa incrociate. Pirata si diventava per tante ragioni: dalla miseria dei ceti meno abbienti all'esigenza di ribellarsi a frusta gerarchia e sfruttamento che si subivano nella marina mercantile di un dato paese (Francia, Inghilterra, Olanda, ma anche da Portogallo, Belgio, Danimarca, Svezia e dalle colonie). Il corsaro invece era spesso un ex-pirata che voleva legalizzare la propria posizione.Il capitano veniva eletto dall'equipaggio e non godeva del potere assoluto, anzi gli veniva affiancato un quartermaster che ne conteneva l'autorità, svolgendo le mansioni di tribuno, mediatore, tesoriere e custode dell'armonia a bordo. La massima autorità era nelle mani del consiglio generale che riuniva tutto l'equipaggio, fino all'ultimo mozzo, e aveva l'ultima parola su qualunque questione. E, prima di ogni spedizione, venivano stabiliti accordi scritti che regolavano la distribuzione dell'autorità, del bottino, del cibo e delle altre risorse, e le norme di disciplina. Alcuni pirati liberarono gli schiavi neri ad Hairi, a partire dal 1600, per averli come marinai.La tattica del combattimento in mare aperto era basata sull'avvistamento (il primo che vedeva la nave aveva diritto a un premio); l'equipaggio afferrava le armi e correva al proprio posto; a prua si portavano i pirati armati di moschetto; altri si coricavano sul ponte per non farsi scorgere; tenevano il coltello fra i denti e la pistola nella mano destra, la sinistra era libera per l'arrembaggio. Intanto il timoniere portava a tutta velocità la nave sulla scia dell'altra; in questo modo le presentava sempre la prua e offriva uno stretto bersaglio in caso che sparasse. Accostatisi alla preda, i pirati agganciavano, servendosi di grappini d'arrembaggio, il proprio vascello alla nave nemica; al comando del capitano la ciurma si arrampicava e balzava sul ponte nemico; solitamente l'equipaggio si arrendeva e i pirati facevano razzia di tutto ciò che trovavano di prezioso.In meno di mezzo secolo la pirateria si estese in tutti i continenti, soprattutto nel Mar dei Caraibi, nel Mar Cinese Meridionale e nel Golfo Persico. Il Mar delle Antille rimase il centro della pirateria sino a metà Ottocento, sia perché là i pirati riuscivano a godere di una serie di appoggi e favori sulla terraferma, sia perché le numerose isole presenti erano ricche di cibo e i fondali bassi impedivano inseguimenti da parte delle già lente navi da guerra.Le cosiddette "licenze di corsa", concesse da inglesi e francesi sin dal 1495, formalmente furono abolite nel 1713, con la pace di Utrecht, che pose fine alla guerra di successione spagnola (1702-1713). Nel 1717-18 re Giorgio I d'Inghilterra offrì il perdono ai pirati nella speranza di indurli ad abbandonare la pirateria, ma il provvedimento si dimostrò inefficace. Per rendere i mari più sicuri si organizzò allora una sistematica "caccia ai pirati" da parte di navi corsare, autorizzate dai governi a eliminare quei quattromila pirati dell'Atlantico che minacciavano lo sviluppo capitalistico dei commerci tra Inghilterra e colonie.A partire dal 1722 la guerra diventò atroce. Alle esecuzioni e spedizioni militari contro i filibustieri fecero da contraltare le violenze sempre più efferate dei pirati. Diminuirono così i marinai disposti a navigare sotto la bandiera nera e aumentarono gli ammutinamenti sulle navi pirata. Con le impiccagioni degli ultimi filibustieri, Gow, Fly, Lyne e Low, in quattro anni la pirateria fu spazzata via.Ma di fatto pirati e corsari continuarono ad agire sull'Atlantico almeno sino al 1860, quando i velieri furono sostituiti dalle navi a vapore, molto più veloci. Sino a metà dell'Ottocento le aree considerate ad alto rischio erano il Mar dei Caraibi, la zona dello stretto di Gibilterra, il Madagascar, il Mar Rosso, il Golfo Persico, la costa indiana di Malabar e tutta l'area tra le Filippine e l'Indonesia, dove spadroneggiavano i pirati filippini. Il Mar Cinese Meridionale ospitava la più numerosa comunità di pirati, circa 40.000 all'inizio dell'Ottocento, e la più temuta per le atrocità di cui si rendevano responsabili.Ciononostante bisogna dire che la pirateria non ha mai cessato di esistere, come documentano anche recenti episodi avvenuti nel Golfo di Aden e nel Corno d'Africa (la Somalia nel 2008 è diventata il cuore della pirateria mondiale) e nell'Oceano Indiano. I pirati, originari della Somalia e facilitati dal vuoto di potere esistente da anni in quel Paese, agiscono su tutto il versante dell'Africa orientale, spingendosi fino alle Seychelles e al Madagascar. Subito dopo la Somalia viene la Nigeria.

Post popolari in questo blog

LA MOGLIE DI PABLO ESCOBAR

L'ora legale

L’orgia più grande del mondo