venerdì 1 maggio 2015

I POLITICI QUANDO PAGANO DI TASSE

Se i cittadini sono inviperiti per gli sprechi della politica, gli stipendi elevati e i privilegi pensionistici, non sono a conoscenza di un altro trattamento scandaloso, quello legato ai privilegi fiscali.Il motivo? Basta confrontare il reddito di un parlamentare – tutto compreso, circa 235mila euro – e confrontarlo con quello di un manager che guadagna allo stesso modo per vedere le disparità. Nel caso dell’onorevole l’imponibile risulta soltanto di 98 mila euro – assoggettabili a fini Irpef – , mentre sono esclusi dal conteggio diaria, rimborsi spese, trasporti e spese telefoniche. la Casta ha escogitato un sistema – seppur perfettamente legale – per incassare a fine mandato l’assegno completamente al netto delle tasse. «Le pensioni vengono pagate con i contributi che si accumulano. Uno statale riceve il 73% di questi contributi dallo Stato (il resto lo metto lui, ndr) e quindi è questa la quota della liquidazione tassata. Per il parlamentare figura figurativamente, ovvero non è vero, tutto quello che versa. Per questo non paga nulla sulla liquidazione.Diverso, in altre parole, rispetto a tutti gli altri cittadini che di tasse, inutile dirlo, ne pagano fin troppe. L’esempio è un parlamentare che non salta neanche una seduta a Montecitorio: grazie all’indennità mensile guadagna 10mila e 435 euro per un totale di 125mila e 220 euro all’anno. Da questa somma vengono sottratte le ritenute previdenziali per 784 euro al mese come quota di accantonamento per l’assegno di fine mandato. A questa trattenuta si somma anche quella per il trattamento pensionistico di 918 euro. Infine si toglie anche una ritenuta mensile di 526 euro per l’assistenza sanitaria integrativa. Totale: 22mila e 140 euro di trattenute all’anno.  il deputato di turno può contare, tanto per compensare, su ulteriori entrate mensili, tutte esentasse. “La prima è la diaria, una sorta di rimborso per i periodi di soggiorno a Roma, che ammonta a 3mila a 503 euro al mese (44mila e 280 l’anno). La seconda riguarda le spese per l’esercizio del mandato, pari a 3mila e 690 euro al mese. Ma è la terza voce quella che si fatica di più a quantificare perché riguarda la sfilza di tessere fornite al deputato per viaggiare con treni, navi e in autostrada gratis. Non è, ovviamente, riportata sul sito web della Camera dei deputati e si può ipotizzare attorno ai 5mila euro, da affiancare al rimborso per altre spese di trasporto pari a quasi 4mila euro a trimestre. Finito? Macché. Manca la quarta voce che interessa una somma a forfait di 258 euro (3mila e 98 euro all’anno) per le bollette telefoniche. Esagerata perché qualsiasi libero professionista, nella giungla di offerte di telefonia mobile, per avere un contratto all inclusive sborsa al massimo meno della metà.