giovedì 30 aprile 2015

italiani che imigrano

Quasi 95mila nel 2013, poco meno di 80mila nell’anno precedente: non si ferma l’esodo degli italiani che vanno all’estero, un «esercito» le cui file si ingrossano di anno in anno in questo periodo di crisi economica. Infatti a partire sono soprattutto i giovani, alle prese in Italia con percentuali di disoccupazione da capogiro. A confermare questa generale percezione è il IX Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma. La cifra ha superato i flussi dei lavoratori stranieri immigrati in Italia, che sono ogni anno circa la metà di questa cifra, precisamente 43 mila nel 2010.  Il Regno Unito, con 12.933 nuovi iscritti al’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) all’inizio del 2014, è il primo Paese verso cui si sono diretti i recenti migranti italiani, con una crescita del 71,5% rispetto all’anno precedente. Seguono la Germania (11.731, +11,5%), la Svizzera (10.300, +15,7%) e la Francia (8.402, +19,0%). A sorpresa, è una regione del Nord, la Lombardia, quella che ha subito la maggiore `emorragia´, con 16.418 partenze, seguita dal Veneto (8.743) e dal Lazio (8.211). L’aumento in assoluto dei cittadini italiani iscritti all’Aire è di 141 mila nel corso del 2013, il 3,1% in più rispetto all’anno precedente. Nel mondo sono 4.482.115 i connazionali residenti all’estero iscritti all’Aire al primo gennaio 2014. L’Argentina è il primo Paese di residenza per tutti gli italiani, seguita da Germania, Svizzera e Francia. Il 52,1% degli italiani iscritti all’Aire è di origine meridionale. I minori iscritti all’Aire al primo gennaio 2014 sono 691.222, in lieve calo rispetto all’anno precedente (673.489), ma se il numero dei minori continua a decrescere, è in aumento quello delle iscrizioni per nascita: si passa, infatti, dal 38,8% dell’anno passato al 39% di quest’anno. Sono in aumento anche gli over 65, che sono 878.209 (+0,8% dal 2010) e la maggior parte risiede in Sud America. Nonostante in molti pensino il contrario, l’Italia attrae sempre meno gli immigrati. Nel 2013 gli arrivi dall’estero sono stati infatti 307 mila, 43 mila in meno rispetto all’anno precedente (-12,3%). È quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat sulle migrazioni internazionali e interne della popolazione residente. Sebbene in calo rispetto agli anni precedenti, l’Italia rimane, tuttavia, meta di consistenti flussi migratori dall’estero. La comunità straniera più rappresentata tra gli immigrati è quella rumena che conta 58 mila iscrizioni. Seguono le comunità del Marocco (20 mila), della Cina (17 mila) e dell’Ucraina (13 mila

FRATELLANZA ARIANA

La Fratellanza ariana, e' conosciuta anche come Il Marchio, la ABT.L'organizzazione ai livelli più bassi, varia da un carcere all'altro.
Ad esempio, nel sistema carcerario dell'Arizona, i membri sono conosciuti come "parenti"(affini) e organizzati in "famiglie". Un "consiglio" controlla le famiglie. Parenti possono reclutare altri membri, conosciuti come "progenie", e servire come mentore per le nuove reclute.
Il gruppo ha un'alleanza con La Eme (La mafia messicana) e nemici comuni di Black Guerilla Family. Iinoltre è in contatto con molte gang di motociclisti e altri gruppi di supremazia bianca come i Public Enemy No.1 e i Nazi Lowriders, Aryan Nations e Ku Klux Klan.
A causa dell'alleanza con la Mafia messicana, la Fratellanza ariana è nemica delle altre mafie messicane, ovvero la Nuestra Familia e la Mara Salvatrucha;
si deve inoltre aggiungere l'inimicizia verso tutte le gang
composte da non bianchi, come la Black Guerilla Family, i Crips, i Bloods, la Black P. Stones.Solitamente per diventare membri della Fratellanza ariana si devono soddisfare due condizioni: l'essere bianchi e la prova di entrata. Questa consiste nel sistema "blood in, blood out" (sangue per entrare, sangue per uscire): il candidato deve uccidere un altro detenuto per poter far parte della gang (sangue per entrare), e non ne può uscire, pena la morte (sangue per uscire). Come la maggior parte della gang carcerarie, i membri dell'AB portano tatuati simboli di appartenenza: le iniziali AB, svastiche, ragnatele, il trifoglio, le rune delle SS, e altri simboli nazionalsocialisti.Secondo l'FBI, sebbene il gruppo rappresenti meno dell'1% della popolazione carceraria, è responsabile del 18% degli omicidi che avvengono nelle prigioni americane.La “fondazione” della Fratellanza risale agli anni ’60, nel carcere di San Quentin, in California: da poco le leggi sulla segregazione razziale erano state abrogate e bianchi e neri si fronteggiavano, con intenti poco amichevoli, anche nelle prigioni. Gli affiliati sostengono che l’organizzazione nacque dal bisogno dei carcerati bianchi di resistere alle violenze dei loro “colleghi” di colore. La Aryan Brotherhood of Texas nacque nelle carceri texane negli anni ’80, sempre con scopi di “protezione” dei detenuti bianchi, e col tempo le sue attività si sono estese al traffico di droga. Da allora, la regola principale per affiliarsi è rimasta la stessa: uccidere un prigioniero nero (o ispanico). Ma adesso pare che la violenza della Fratellanza si stia dirigendo altrove, in particolare sui giudici che processano i suoi affiliati. Il gruppo texano, ormai considerato una vera e propria organizzazione paramilitare, conta, ad oggi, circa 2500 membri. Gli appartenenti si salutano formando con le mani le lettere A e B ed hanno tatuaggi con simboli nazisti, come la svastica o lo stemma delle SS. I capi supremi sono cinque “generali” che si dividono il territorio dello Stato e, dalle loro celle, ordinano gli omicidi e i raid. I membri della banda sono tenuti all’obbedienza cieca agli ordini dei generali, e non sono autorizzati a prendere iniziative contro qualcuno senza previa approvazione. Come le bande di “rider”, motociclisti ribelli tipo gli Hell’s Angels, l’Aryan Brotherhood of Texas ha inoltre delle regole e un codice di condotta, riassunto in un documento che rappresenta una sorta di “Costituzione”.

IL PASSAGGIO DI PROPRIETA

Da un po'  di tempo che seguo e devo dire con molto piacere la rete televisiva DMX, dove ci sono alcuni programmi che vendo, acquistano macchine. E mi domandavo ma quando gli costerà tutti questi passaggi di proprietà. Visto che qui da noi sono una mazzata tremenda, come del resto anche la assicurazione, e tutto il resto che non si capisce se una persona ha una macchina o pure un jet privato. Ho fatto un po' d'indagine su internet e ho visto più o meno come funziona negli altri paesi del mondo. In Francia e in Germania si vendono due auto usate ogni auto nuova, segno evidente di come l’attenzione per questo tipo di mezzi sia ancora elevatissima. All’estero auto con qualche anno di vita, ma ancora perfettamente funzionanti e sicure, diventano appetibili da persone che altrimenti non potrebbero permettersele. I bassi costi del passaggio svolgono così una funzione che potremmo definire sociale: consentono anche alle classi meno abbienti di entrare in possesso di un bene necessario alla maggior parte delle famiglie.All’estero – bontà loro – l’auto non è considerata una vacca da mungere. Ci sono Paesi che non richiedono il pagamento di alcuna tassa (come il Belgio, la Germania, la Francia e l’Austria), ma della semplice pratica amministrativa (pochi euro, in Germania ne bastano 20).In Inghilterra è sufficiente recarsi in Comune e versare 30 sterline per modificare la proprietà del veicolo. In Spagna chi compra un’auto usata deve versare un’imposta pari al 4% del valore fiscale (calcolato secondo tabelle prestabilite dall’ufficio delle tasse), dopo 10 anni l’imposta si riduce in modo netto ed è comunque per prassi sempre inclusa nel prezzo di vendita.L’acquisto di un’auto negli States è operazione semplicissima.Una volta messisi d’accordo sul prezzo, chi vende mette la firma sul Title (certificato di proprietà) e lo stesso fà l’acquirente. A questo punto, entro 15 giorni, basta ufficializzare il cambio di proprietario alla segreteria di stato e pagare le tasse (6% in Michigan). In questa occasione viene rilasciata, immediatamente, la nuova targa che è associata alla persona NON alla macchina: quando cambi macchina ti tieni la vecchia targa! tutto questo senza compilare moduli o cose simili: una firma ed è fatto.
Tutto qui. Tempo stimato per completare tutta l’operazione, inclusa la stipula dell’assicurazione obbligatoria: 2 ore.
Se decidi di compare l’auto da un rivenditore tutto è ulterirmente semplificato: basta una firma poi il rivenditore si occupa di tutta a parte burocratica. Entri dal rivenditore a piedi, esci dopo mezz’ora con la tua auto…
Nota sulle auto americane: vetri elettrici, autoradio, condizionatore, fanno tutti parte della configurazione base. Non serve chiedere se ci sono.

GIOCO D'AZZARDO

Il gioco d’azzardo patologico è una delle prime forme di “dipendenza senza droga. Lo stato mentale di un giocatore patologico è pertanto estremamente diverso da quello di un giocatore anche assiduo non patologico e si caratterizza per il raggiungimento di uno stato similare alla sbornia, con una modificazione della percezione temporale, un rallentamento o perfino blocco del tempo, che nasce da una tendenza a raggiungere uno stato alterato di coscienza completamente assorbiti, fino ad uno stato di estasi ipnotica, dal gioco. Talvolta questa condizione della mente è favorita da un reale consumo di alcolici o di altre sostanze, associato al gioco, che alimenta la perdita di controllo della propria condotta.Per cominciare ad individuare gli indicatori della patologia da gioco, è estremamente importante chiarire innanzitutto la necessità di operare una distinzione tra giocatori d’azzardo e giocatori patologici . Per molte persone, infatti, numerosi giochi d’azzardo tra quelli elencati sono piacevoli passatempi, in taluni casi occasionali e in altri abituali, ma anche in quest’ultimo caso non significa che il gioco sia necessariamente patologico, dal momento che non è la quantità il fattore discriminante del problema. Il giocatore compulsivo, infatti, si pone lungo un continuum che conta diverse tappe dai confini spesso sfumati che vanno dal gioco occasionale, al gioco abituale, al gioco a rischio fino al gioco compulsivo. Di conseguenza, il gioco d’azzardo patologico si configura come un problema caratterizzato da una graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento di gioco, che finisce per assorbire, direttamente o indirettamente, sempre più tempo quotidiano, creando problemi secondari gravi che coinvolgono diverse aree della vita.
  1. il giocatore sociale che è mosso dalla partecipazione ricreativa, considera il gioco come un’occasione per socializzare e divertirsi e sa governare i propri impulsi distruttivi;
  2. il giocatore problematico in cui, pur non essendo presente ancora una vera e propria patologia attiva, esistono dei problemi sociali da cui sfugge o a cui cerca soluzione attraverso il gioco;
  3. il giocatore patologico in cui la dimensione del gioco è ribaltata in un comportamento distruttivo che è alimentato da altre serie problematiche psichiche;
  4. il giocatore patologico impulsivo/dipendente in cui i gravi sintomi che sottolineano il rapporto patologico con il gioco d’azzardo sono talvolta più centrati sull’impulsività e altre volte sulla dipendenza. La campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell'azzardo, nel nostro paese, per l'anno in corso, terza industria nazionale con il 4% del Pil prodotto. Ma se il giro d'affari cresce, le entrate per lo Stato - in percentuale - scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all'8,4% del 2012, sul totale del fatturato. Che significa una cifra più o meno simile di entrate fiscali mentre il fatturato è cresciuto di quasi il 400 per cento!
    Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono, dunque, le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione - le Vlt - triplo rispetto agli Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l'Italia è tra i primi paesi al mondo per consumi di gioco d'azzardo.

BANCHE E STATO

Stavo un pò per i fatti miei su internet quando mi compare una frase che mi ha colpito molto di Henry Ford (1863-1947).E un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario. Perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina. E devo dire che questo mi ha colpito moltissimo, e fatto anche un pò riflettere su alcuni punti. Le aziende che chiudono, la disoccupazione, l’impoverimento delle famiglie e degli italiani, i suicidi, il taglio dei servizi, sono tutte cose che si potevano evitare e si possono fermare subito, ma il governo italiano non ha voluto farlo. Ecco perché:Il debito pubblico è di circa 2100 miliardi di Euro, e lo Stato Italiano paga su di esso circa il 4% di interessi, circa 84 miliardi di euro ogni anno. Una cifra spaventosa se pensi che tutta la cassa integrazione nel 2010 (già in piena crisi ) è costata 18 miliardi di euro.Il 4% di interessi è determinato dal fatto che lo stato chiede il denaro in prestito al “mercato”, insomma a banche ed investitori privati. Ma lo stato italiano non ha nessun obbligo di farlo. Naturalmente a guadagnarci sono le grandi banche, ed i grandi gruppi multinazionali; a perderci sono intere Nazioni la cui economia viene bruciata in poco tempo facendo trovare milioni di persone povere dall’oggi al domani.Oggi, in ogni Paese le grandi banche minacciano di trasferire la loro attività altrove in caso di introduzione di norme più stringenti ( o addirittura se gli viene chiesto di farsi carico di una parte dei costi che hanno imposto agli altri).dovete pensare che per stampare una banconota da 100 euro ha un costo equivalente a 0,3 euro, e viene prestata a stati e singoli privati per un valore di 100 euro. VOGLIO PROPORVI QUESTO DOCUMENTARIO MOLTO INTERESSANTE

martedì 28 aprile 2015

VIVERE IN CARCERE

    La sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, pronunciata 8 gennaio 2013, costituisce una pesante condanna nei confronti dell’Italia e del suo sistema penitenziario . Il caso Torreggiani e altri, sottoposto all’attenzione della Corte nell’agosto del 2009, viene depositato da sette ricorrenti contro lo Stato italiano per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea ovvero la proibizione di trattamenti inumani e degradanti. I ricorrenti si trovano a scontare la propria pena presso gli istituti di detenzione di Busto Arsizio e Piacenza. Dalla descrizione presentata nel ricorso risultava che, essendo ogni cella occupa da tre detenuti, ognuno di loro aveva a propria disposizione meno di tre metri quadrati come proprio spazio personale. La Corte Europea dei diritti dell’Uomo considera che non solo lo spazio vitale indicato non sia conforme alle previsioni minime individuate dalla propria giurisprudenza, ma inoltre che tale situazione detentiva sia aggravata dalle generali condizioni di mancanza di acqua calda per lunghi periodi, mancanza di ventilazione e luce. Tali condizioni, considerate nel loro insieme, costituiscono una violazione degli standard minimi di vivibilità determinando una situazione di vita degradante per i detenuti. La compensazione pecuniaria per i danni morali subiti in violazione dell’articolo 3 della Convenzione è quantificata dalla Corte in una somma di circa 100.000 € per tutti i ricorrenti.  E ci siamo fatta una idea tutta nostra e ve la proponiamo con un viaggio vero  scritto da noi. Detto questo iniziamo con il viaggio. e mi auguro che se leggerete questo articolo capirete che prima di giudicare bisogna capire dove stanno i problemi e cercare in qualche modo di risolverli. Perché non dimenticatelo mai che può capitare a chiunque in questo paese di andare nelle carceri italiane anche per un errore giudiziario e vi assicuro che non è uno bello  spettacolo                                                                                                                                            DOMANDA=perché si va in carcere                                                                                                  RISPOSTA= si va in carcere per tre motivi.il primo motivo e che e ben noto a tutti quando appartieni ad una associazione mafiosa già sai che prima o dopo due sono le cose o muori ammazzato, o vai in galera per molto tempo, oppure sai che forse non uscirai mai più di galera e sei sempre un morto che cammina. Perché e la stessa cosa quando vai al cimitero a portare i fiori per il proprio defunto si piange, ti disperi, ma dopo un pò ti rassegni e sai che nessuno te lo darà indietro. E la stessa cosa quando sei chiuso a vita in galera e ti vengono a trovare tu già sai e i propri familiari sanno che oltre al bacio, all' abbraccio non ci può essere nient'altro. IL SECONDO motivo e la disperazione e automaticamente provi in tutti modi di fare qualcosa ma fallisci o pure non trovi niente solo vuoto intorno a te e molte porte in faccia, perché nessuno lo dice o pure non ha il coraggio di dirlo ma in questo paese per lavorare per vivere c'è solo una cosa la raccomandazione,  devi essere amico o parente di qualcuno, o pure la cosa più tremenda devi pagare per un posto di lavoro. e se non hai questi presupposti stai sicuro che se rimani qui sei il prossimo candidato per le carceri italiane.IL TERZO MOTIVO e quello che oggi e molto comune tra i giovani che non conosce classi sociali dove può capitarci il figlio del dottore, il figlio del muratore, insomma tutti. Oggi  molti ragazzi vivono di fantasie di fanatismo e pensano che la violenza e sempre una ragione ma non sanno che l'intelligenza che fa la ragione. e vendono droga, fanno casini, si drogano. Quando entrano in galera sono le vittime dello stato preferite, perché due sono le cose o stanno male e provano realmente cosa vuol dire soffrire, e quando usciranno faranno solo una cosa, lavoro, studio, e casa. o pure diventano peggio di prima perché in galera non lo dimenticate mai e la scuola per il crimine.                                                 1 PRIMO VIAGGIO -MATRICOLA E LA PRIMA  NOTTE                                                                                  quando ti arrestano le forze dell'ordine ti portano in caserma e da li al carcere e durante il tragitto a velocita e sirene a tutta forza. arrivo al carcere ti prendono in consegna le guardie di carcere, e non ti domandano nemmeno chi sei, ti prendono ti mettono in una cella e l'unica parola che ti rivolgono e solo questa mettiti li e non fare casini. e li capisci che ti rimane solo il pensiero perché il tuo corpo adesso e loro. dopo un po' vengono di nuovo ti portano alla matricola ti fanno le foto ti spogliano ti controllano da per tutto. poi si va dal dottore che non ti visita nemmeno ti fa solo domande che sono queste: tieni qualche malattia da dichiarare, se sei tossico dipendente  per la cura se ne parla domani. dopo di che sarà l'ultima volta che lo vedrai.in galera la cosa peggiore che ti può capitare se prendi una malattia. lo 80% dei casi si aggrava perché non c'è nessuna assistenza sanitaria, e per una visita ci vogliono mesi forse anche anni. detto questo continuiamo il nostro viaggio. ti danno un lenzuolo, un cuscino, un copri cuscino, una coperta, una forchetta, un cucchiaio, e un vassoio ma questo mica nuovo tutto usato cento forse anche mille volte, e la frase più assurda ricordati se li perdi o li rompi li paghi. arrivo nella sezione. La sezione e un corridoio dove ci sono celle entrambi i lati, dove sono ammassati gli esseri umani. e tu entrerai in una di quelle celle. i detenuti quando entri ti fanno il caffè, ti offrono la sigaretta, e solo per la prima notte ti fanno pure il letto.si mangia massimo alle 7 di sera dopo una partita a carte e una chiacchiera con qualche compagno di viaggio dopo di che si dorme e forse e dove ti senti più libero perché quando si dorme il pensiero va dove vuole e cerchi di sognare più che puoi perché già sai che il risveglio sarà amaro.                                                                                                                                2 VIVERE IN CARCERE                                                                                                                                                               Il carcere e una vita a parte dove ci sono regole, che bisogna rispettare e bisogna tenere un equilibrio, perchè se perdi quell'equilibrio sei fottuto. perché vivere oppressi con tanti problemi tuoi personali e familiari al di fuori ti uccidono dentro. se arriva una brutta notizia sei impotente, non puoi fare niente per aiutare un tuo caro e questo ti macina dentro e un dolore incredibile che fai urli stai sicuro che dopo 5 minuti arrivano le guardie di carcere o ti calmi o ti fanno calmare....e questo e tremendo in una struttura come il carcere non c'è bisogno di materialismo  ma molta compassione, entrambi i lati, anche le guardie di carcere anno le loro ragioni perché fanno un lavoro molto stressante, dove lo stato gli obbliga a fare ore e ore di lavoro in un ambiente dove non ci vuole niente per accendere una miccia.il dolore non va tenuto dentro ma va anche gridato per sentirsi meglio.                                                                                                                                                                   3 USCIRE DAL CARCERE                                                                                                                                     Quando si finisce una pena e molto complicato non ritornare dentro, per tre ragioni la prima e che purtroppo appartieni a un giro che non puoi uscire più e sai che prima o dopo ritornerai, la seconda ragione e quella che lo stato non vuole capire o pure fa finta di non capire che il carcere non e sempre una soluzione buona ci sono persone che da semplici ladri di macchine sono diventati rapinatori e da semplici spacciatori sono diventati rapinatori.  La soluzione e creare centri di recupero per non commettere più reati. E metterci dentro specialisti e psicologi  per far capire alle persone che delinquere e una cosa che non ti porta da nessuna parte. poi c'è la terza ragione purtroppo  ci sono anche le persone  che sono irrecuperabili e li non ci sono alternative  che al carcere SE IO FACCIO UN  ERRORE PAGO CON LA MIA LIBERTA, MA DEVO PAGARE CON DIGNITA.  ABBIAMO CARICATO UN FILMATO IDEATO DA RADIO RADICALE CHE SI CHIAMA JUST (ICE)                                                                                                                                 

lunedì 27 aprile 2015

IL BUSINESS FARMACEUTICO

Big Pharma sta uscendo allo scoperto per quello che è: una lobby planetaria, una casta di intoccabili che fa i miliardi sulla pelle dei cittadini, accumula scandali uno dietro l’altro, inventa le malattie prima di sfornare la pillolina miracolosa e ovviamente è impermeabile alla crisi. Glaxo Smith Kline, gigante britannico dei farmaci, si è comprata i medici di mezzo mondo. Solo ad aprile è stata accusata di corruzione in Libano, Giordania, Iraq e Polonia, dove il manager regionale dell’azienda e 11 dottori sono sotto indagine per un presunto giro di mazzette in cambio della prescrizione del farmaco anti-asmatico Seretide. Nel luglio 2013 è stata incastrata in Cina, dove ha sganciato 320 milioni di sterline per ingraziarsi la classe medica con regali di lusso e prostitute.Il botto negli Stati Uniti, anno 2012: 3 miliardi di dollari di multe per aver pompato le vendite di antidepressivi per indicazioni non autorizzate. La Roche spaccia il Tamiflu come il farmaco del secolo contro l’aviaria nel 2006 e tre anni dopo l’influenza suina (il virus A/H1N1) ma i ricercatori della Cochraine Collaboration, entrano in possesso dei risultati delle ricerche chiusi negli archivi, dimostrano che è un finto antidoto per una finta pandemia. Poi il cartello con l’altro colosso svizzero, Novartis, per favorire la diffusione del Lucentis, cioè il farmaco più costoso per la cura della maculopatia (1400 euro) contro l’analogo low cost Avastin (15 euro), con maxi-multa dell’Antitrust italiana da 180 milioni di euro. Solo per citare i casi più freschi. La magistratura ha messo la marcia. I media hanno rotto il tabù. Il tema è così scottante che anche il cinema pensa che valga la pena parlarne.I ricercatori dell’Università di Alberta, a Edmonton, in Canada hanno trovato la cura per il cancro, la settimana scorsa, ma se ne parla pochissimo nei notiziari e alla TV.Il metodo impiega dicloroacetato, che è attualmente usato per trattare i disordini metabolici. Quindi, non vi è alcuna preoccupazione per gli effetti collaterali o gli effetti a lungo termine.Gli scienziati canadesi hanno testato questo dicloroacetato (DCA) sulle cellule dell’uomo, ed ha ucciso le cellule del cancro dal polmone, mammella e cervello ed ha lasciato intatte quelle sane. È stato testato su topi con tumori gravi che si sono ridotti quando sono stati alimentati con acqua integrata con DCA. Il farmaco è ampiamente disponibile e la tecnica è facile da usare. Perché le case farmaceutiche più importanti non sono coinvolte? O i media non ne sono interessati?Le industrie di farmaci investono più in marketing che in ricerca e tendono inesorabilmente a occultare i risultati delle ricerche se non a pilotarli direttamente. Il caso del Vioxx, il farmaco antidolorifico ritirato dal mercato per i suoi devastanti effetti collaterali, occultati per anni dall’azienda produttrice, è un caso emblematico del prevalere della sete di denaro sull’etica medica. Ma ce ne sono molti altri: come Zyprexa, psicofarmaco per il quale la casa produttrice Eli Lilly è stata condannata a vari risarcimenti miliardari (per prescrizioni off label ed effetti collaterali del farmaco come induzione di pensieri suicidi e diabete).
Il settore della sanità è uno dei settori economici più importanti al mondo. La Fortune 500 List, l’elenco delle 500 maggiori aziende economiche del mondo, ha riportato che nel 2002 il volume di incassi delle 10 maggiori aziende farmaceutiche superava quello delle altre 490 imprese della lista.
Nel 2004, i guadagni di una sola compagnia, la Pfizer, furono di 11 miliardi di dollari. Nell’ultimo trimestre del 2009 la Novartis, che produce tra gli altri farmaci il vaccino contro l’influenza di tipo A, ha guadagnato il 54% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (2,32 miliardi di dollari) (1). Incassi di questo tipo non possono che generare un potere che va oltre quello che è comprensibile affidare a un’impresa economica in un paese cosiddetto democratico.

LA GUERRA NELLE FAVELAS

Tanta gente sorride a Rio. Eppure c’è anche un’altra storia che non compare sui cataloghi turistici e nei blog di viaggio. Una storia crudele scritta tutti i giorni e che si prova a tenere a debita distanza dai riflettori puntati sulla cidade maravilhosa. Una storia fatta di tante pagine, ognuna un vissuto, tanta rabbia e infinita tristezza.È la storia di chi, da sempre, vive gli innumerevoli soprusi causati dalla disuguaglianza socio-economica che affligge il Brasile e che a Rio de Janeiro trova sfogo nelle periferie suburbane e nelle tante tante favelas.Gli episodi di questa storia narrano di servizi inadeguati per centinaia di migliaia di persone (quando va bene) e di persone innocenti che muoiono (quando va male).È andata male, molto male, il 2 aprile 2015, quando il piccolo Eduardo de Jesus Ferreira, 10 anni di età, è morto colpito alla testa da un proiettile mentre giocava con il cellulare davanti la porta di casa sua. Il fatto è avvenuto in una delle favelas che compongono il vasto Complexo do Alemão e lo sparo è partito dall’arma di un poliziotto impegnato nella lotta (piena di interrogativi) contro il traffico di droga.Eduardo amava la scuola e la sua vita si è interrotta poco prima che iniziasse a frequentare un corso di inglese e uno di informatica. La famiglia lo piange e noi lo ricordiamo, nel piccolo del nostro blog.Dal 2011 a oggi, la guerra civile in Siria ha provocato la morte di circa 100-150 mila persone, gli attentati e le violenze in Iraq hanno prodotto circa 20 mila decessi e sono state uccise circa 2 mila persone nei disordini scoppiati in Libia dopo la caduta di Gheddafi.Nello stesso periodo, in Brasile, sono state assassinate quasi 200 mila persone. Un tasso di omicidi tra i più alti del mondo, 27,5 morti ogni cento mila abitanti, secondo le stime del governo di Brasilia. È come se il Brasile fosse in piena guerra civile. Ma nessuno lo dice apertamente. Delle 50 città più violente della terra, 16 sono brasiliane, secondo uno studio realizzato dalla Ong messicana Consejo Ciudadano para la Seguridad Pública y la Justicia Penal. E questi dati potrebbero essere ancora più tragici. Lo studio, infatti, considera soltanto le città con popolazione superiore a 300 mila abitanti, escludendo completamente quelle più piccole del Nordest, dove la situazione è ancora più grave.Nei quattro anni considerati, circa 206 mila brasiliani sono deceduti per morte violenta contro le 170 mila vittime dei conflitti in Iraq, Sudan, Afghanistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Sri Lanka, India, Somalia, Nepal, Kashmir, Pakistan e Israele-Palestina.Il problema, indicato da tutti gli studi, è che esiste una vera e propria cultura della violenza in Brasile, molto radicata principalmente nei segmenti più poveri ed emarginati della società. Favelas in primis. Esiste una bassa capacità di negoziazione dei conflitti sociali e di convivenza. Di conseguenza, la violenza è frequentemente utilizzata per risolvere i problemi, anche i piú piccoli. La maggior parte degli omicidi in Brasile, infatti, non sono legati al traffico di droga o ad altre attività criminali, ma a questo “culto della morte” che porta persone ad assassinare il proprio vicino di casa o uno sconosciuto con cui si ha una discussione in mezzo al traffico per futili motivi. Dopo aver letto tutto questo ci domandiamo perché tutto questo non si ferma forse la guerra e la disperazione fa comodo agli interessi di qualcuno!. VOGLIO PROPORVI UN VIDEO FATTO DA CURRENT E CARICATO DA YOUTUBE